Saturday, Apr 9, 2022 • 11min

Ep.12 - La prima donna all’inferno (del Nord)

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La Parigi-Roubaix esiste dal 1896, ma fino al 2021 quei ciottoli e quel fango erano un’esclusiva maschile. D’altronde, la bicicletta è stata considerata per molti anni un oggetto sconveniente per le donne. La prima donna a tagliare il traguardo nella cittadina del nord della Francia è stata Lizzie Deignan. Deignan è il cognome del marito, anche lui ciclista. Quando hanno avuto la prima figlia, Orla, lui le disse: tu vai, continua a correre, pedala, resto io a casa con la bambina. E allora Elizabeth Mary Armitstead aveva deciso che da quel momento in avanti avrebbe portato sul traguardo il cognome di lui, lo avrebbe messo nell’elenco delle vincitrici.
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Speakers
(1)
Angelo Carotenuto
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Angelo Carotenuto
00:10
Il giorno in cui finalmente si trattò di andare a pedalare sulle pietre, la bicicletta di Lizzie Deignan aveva montato le sospensioni anche sotto il reggisella.
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00:23
Ogni cosa è ammortizzata quando bisogna puntare verso il velodromo di
Roubaix
, partendo da
Compiègne
, dove fu arrestata
Giovanna D'arco
, ci si potrebbe arrivare da
Lille
senza troppi fastidi e invece contro la logica, contro il progresso, contro il profitto si attraversano i paesi dove sottoterra faticano i minatori, si attraversa la polvere nera, certe mulattiere che hanno la gobba e neppure un paio di case intorno.
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00:56
Nella corsa di ciclismo, considerata la più dura al mondo, si sta seduti e accartocciati sul proprio dolore stringendo il manubrio come un martello pneumatico. Le braccia non le senti più, il cervello balla così per sei ore, sei ore gli uomini, le donne invece.
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01:19
Le donne invece sulla strada verso Roubaix non c'erano state mai, mai prima di quella volta in cui Lizzie Deignan portò le sue ruote fino al traguardo davanti a tutte, con il mal di gambe e sollevando in alto le braccia come si fa in genere, ma stavolta con un significato in più.
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01:38
Era arrivata dove nessuna si era spinta e si trattava di un gesto nuovo, con la pelle rotta al centro delle mani e il sangue come le stigmate, in questo posto che da sempre chiamano l'inferno del Nord.
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02:00
Io sono Angelo Carotenuto, ogni mattina curo la newsletter Lo slalom questo è Rimbalzi, un podcast prodotto da Chora Media.
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02:13
La
Parigi-Roubaix
esiste dal mille ottocento novantasei, ma fino al duemila ventuno il suo sudore, la sua fatica e le sue lacrime erano considerate poco adatte alle donne. Questa è la corsa che attraversa una foresta, si chiama Arenberg, su certi ciottoli che nove volte su dieci sono viscidi per l'umidità, per la pioggia, per il fango; ci si arriva a settanta chilometri orari per colpa di una leggera discesa.
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02:43
Ne vieni fuori con gli occhi che bruciano e la pelle raggrinzita. Il giornalista e scrittore
Marco Pastonesi
una volta ha detto che è un'esperienza simile a chiudersi in una lavatrice con
Mike Tyson
, saltare prelavaggio e lavaggio e passare direttamente alla centrifuga. Le donne hanno impiegato centoventicinque anni per convincere di esserne all'altezza.
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03:10
Hanno fatto prima a salire per davvero sul ring e a fare la boxe. "Non è uno sport per signorine" dicevano, sai che novità. Quante volte lo hanno detto per esempio quelli del calcio. Così per reazione, il movimento femminile ha sempre rigettato il suggerimento di adottare un pallone più leggero o di montare porte più piccole.
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03:34
Se bisogna giocare, il gioco è uguale per tutti. Non lo sci sulla Saslong in
Val Gardena
il tempio dell'alta velocità, la Coppa del Mondo femminile è stata ammessa solo nel duemila diciotto, mentre la terribile pista Streif a
Kitzbuhel
, in
Austria
, resta ancora proibita. Ormai lo sappiamo, è questione di tempo e le barriere sono destinate a cadere, tutte.
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04:04
Per avere una prima maratona femminile alle Olimpiadi abbiamo dovuto aspettare il mille novecento ottantaquattro, eppure diciotto anni prima Roberta Gibb si era presentata al traguardo della corsa di
Boston
in tre ore e ventuno minuti, piazzandosi davanti a due terzi dei partecipanti uomini, ma si sentiva dire che la sua impresa non poteva essere riconosciuta. Non lo vedeva per caso che era donna? Kathryn Switzer, l'anno successivo, si iscrisse con le sole iniziali in modo che non si scoprisse che uomo non era.
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04:40
Il suo compagno le fece scudo fino a mescolarsi tra la folla alla partenza, e quando i giudici scoprirono il trucco la strattonarono e la portarono via; gli stessi ostacoli e gli stessi pregiudizi che Monique Fraisse aveva incontrato in
Francia,
quando negli anni settanta espresse il desiderio di giocare a rugby. Neanche la palla storta era per le signorine, ma allora, precisamente, che cosa?
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05:14
E mentre Lizzie pedalava sul pavé, nel fango, nella foresta, mentre buttava giù quest'altra parete, sembrava di rivedere in lei e nella sua postura di resistenza gli iscritti e i disegni che portano la testimonianza certa della presenza di donne gladiatrici nell'antica
Roma
, così come ce n'erano che facevano a pugni nel Settecento.
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05:38
Altre nuotavano nell'Ottocento, tutte considerate come poco più di un fenomeno da baraccone, un passaggio eccentrico, una deviazione. Lo stesso barone
De Coubertin
, l'uomo che aveva rilanciato nella modernità gli antichi Giochi olimpici, ci sarebbe cascato. Era contrario alla partecipazione delle donne, se proprio volevano darsi allo sport che almeno lo facessero di nascosto, senza pubblico.
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06:07
Nella pedalata di Lizzie, verso una doccia calda, nei vecchi spogliatoi del velodromo di Roubaix sembrava riassunta tutta la parabola delle pioniere. Il lento cammino dell'emancipazione cominciato in modo ancora inconsapevole quando Cinisca di
Sparta,
hanno trecento novantasei avanti Cristo, vinse la corsa dei carri a quattro cavalli. Aveva nobili origini ed era ambiziosa.
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06:37
Una donna in bicicletta è stata a lungo considerata una scena sconveniente,
nell'Italia
clericale che si stava ancora riprendendo dal trauma di Porta Pia, la Gazzetta Di Venezia avvertiva i giovani mariti delle insidie presenti in queste ruote di metallo. Attenzione ai compagni di tandem perché scrisse, dai tandem molto spesso si casca, si casca dalla padella nella brace, anzi nelle braccia.
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07:06
Quel visionario di
Edoardo Bianchi
avrebbe applicato alle sue bici l'invenzione di Dunlop, le ruote pneumatiche, ma non immaginava certo di mandare in crisi a questo modo i matrimoni. Venne chiamato a
Palazzo Reale
da
Margherita Di Savoia
, la Regina voleva capire come funzionava quel trabiccolo, voleva sapere cosa ci fosse di vero poi nella storia che le avevano riferito, eh sì la storia delle cadute fra le braccia.
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07:36
Nel libro Signore e signori
d'Italia,
una storia delle buone maniere, la sociologa Gabriella Turnaturi racconta che le donne italiane assumeranno lei, la Regina, come modello di galateo, impareranno ad andare in bicicletta senza perdere pudore e signorilità.
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07:54
Quando lo stesso Bianchi dovette insegnare alla sovrana come si fa a restare in equilibrio seduti su una sella, fece costruire delle speciali manopole per poterla guidare e reggere senza toccarle il corpo in nessun punto.
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08:10
E allora più proibita di così una bici a una donna non poteva proprio presentarsi. La normalizzazione sarebbe arrivata nel Dopoguerra, quando l'uso del mezzo fatto dai partigiani sottrasse erotismo alla bicicletta.
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08:25
Silvana e Delia, le due ragazze del film Bellezze in bicicletta, partiranno inizialmente per unirsi alla compagnia di Totò e diventare ballerine, ma poi si iscrivono a una gara per vincere in modo truffaldino un po' di soldi e con quale ambizione? Sposarsi. Questo è il momento in cui la bici entra definitivamente dentro le istituzioni.
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08:52
Anche Lizzie Deignan era sposata mentre faceva il vuoto alle sue spalle e pestava i pedali, faceva girare la catena, prendeva borracce, premeva sotto la lingua bustine di maltodestrina per non andare in calo di zuccheri e crisi di fame.
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09:07
Deignan anzi è il cognome del marito Philip, un irlandese ciclista pure lui, uno normale, due vittorie in carriera niente di che. La più importante è una tappa al Giro di
Spagna
.
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09:21
Quando hanno avuto la prima bambina, Orla, lui le disse: "Tu vai, tu continua a correre, pedala, io smetto, io resto a casa con la piccola". E allora lei, Elisabeth Mary Armistead, un argento olimpico e un titolo mondiale su strada, aveva deciso che da quel momento in avanti avrebbe portato sul traguardo il cognome di lui. Lo avrebbe messo così nell'elenco delle vincitrici anche a Roubaix, dove Philip in vita sua con una bicicletta non è stato capace di arrivare mai.
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10:00
Quando quel sabato Lizzie fu prima davanti a tutte, scoprì che sul suo assegno di storica vincitrice di una
Parigi-Roubaix
c'era scritto mille cinquecento trentacinque euro, su quello di Sonny Colbrelli, il primo tra gli uomini, la cifra era un'altra: trentamila. Una differenza dettata dal mercato, figlia degli interessi economici che si muovono intorno a una corsa.
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10:27
Il montepremi maschile complessivo è di novantamila euro, quello femminile di settemila, ma la polvere è la stessa, le stesse sono le pietre, lo stesso è il sangue e ci sono strade che a volerle percorrere per intero non finiscono mai.
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10:45
Quando quel sabato Lizzie fu prima davanti a tutti, scese dalla bici e allora le domandarono perché non avesse messo i guanti, perché non si fosse protetta meglio dalle vibrazioni contro lo strofinio ripetuto del manubrio sul palmo della mano.
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11:02
E allora sorrise, pensò ai centoventicinque anni di attesa trascorsi dalle donne per arrivare là, e rispose che no, no i guanti no, visto che c'era voleva proprio vedere com'era fatto questo posto che chiamano inferno del Nord.
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Angelo Carotenuto
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